Latte, Bruno (Confagricoltura Puglia): “Sotto i 55 centesimi al litro non si produce in modo sostenibile. Pronti a esposti e azioni giudiziarie”

20 Luglio 2026

Latte, Bruno (Confagricoltura Puglia): “Sotto i 55 centesimi al litro non si produce in modo sostenibile. Pronti a esposti e azioni giudiziarie”

Il presidente dell’organizzazione respinge l’ipotesi di accordo a 52 centesimi discussa in Regione e chiede all’assessore Paolicelli di valutare iniziative concrete a tutela degli allevatori

Confagricoltura Puglia torna a schierarsi in difesa degli allevatori pugliesi, ribadendo la propria contrarietà a qualsiasi intesa sul prezzo del latte alla stalla che non garantisca almeno 0,55 euro al litro. La posizione, espressa dal presidente Antonello Bruno, arriva dopo l’ultimo tavolo convocato in Regione Puglia sul comparto lattiero-caseario, nel corso del quale gli industriali hanno confermato la propria disponibilità a riconoscere non più di 51 centesimi al litro.

“Sotto i 55 centesimi non c’è sostenibilità”

Secondo Bruno, Confagricoltura Puglia è oggi l’unica organizzazione a sostenere con chiarezza una soglia che tuteli realmente la redditività delle aziende zootecniche regionali: “Confagricoltura Puglia è oggi l’unica organizzazione a sostenere con chiarezza che sotto i 55 centesimi al litro non è possibile produrre latte in modo sostenibile nella nostra regione. Per questo respingiamo con fermezza qualsiasi diverso accordo sul prezzo alla stalla oggi fissato unilateralmente dagli industriali a 0,51 euro al litro. Anche considerando i premi qualità, una cifra inferiore a 55 centesimi non copre i costi sostenuti dalle aziende zootecniche pugliesi e non offre alcuna prospettiva di tenuta economica a un comparto che da mesi affronta rincari, margini compressi e forti squilibri nella distribuzione del valore lungo la filiera. Già nei mesi scorsi avevamo chiarito che 52 centesimi rappresentavano appena una soglia minima di sopravvivenza, non certo un punto di equilibrio per le imprese”.

La distanza dalla proposta regionale e dalle altre sigle

Il valore di 52 centesimi, presentato dalla Regione Puglia come punto di equilibrio raggiunto nell’ambito dell’intesa, non convince l’organizzazione, che pur riconoscendo l’impegno dell’assessorato ne sottolinea l’insufficienza: “Apprezziamo gli sforzi dell’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli ma al momento sono insufficienti ad assicurare la continuità del settore. Stupisce però che le altre organizzazioni e l’Ara Puglia siano disposte ad accettare 52 centesimi. Significa dire agli allevatori pugliesi che possono continuare a lavorare in perdita, indebitarsi e chiudere in silenzio. Confagricoltura Puglia non ci sta. Siamo stati gli unici a sostenere apertamente che sotto i 55 centesimi non esiste una trattativa equa, ma solo l’ennesima imposizione a danno delle stalle. Chi si accontenta di un ritocco minimo si assume una responsabilità pesante verso il comparto. Noi non intendiamo avallare un prezzo che mortifica il lavoro degli allevatori e mette a rischio il futuro della zootecnia regionale”, prosegue Bruno.

Pratiche commerciali sleali ed esposti alle autorità

Per Confagricoltura Puglia la questione non riguarda soltanto il livello del prezzo, ma anche le modalità con cui viene imposto. L’organizzazione richiama il Decreto Legislativo 198/2021, che vieta modifiche unilaterali dei contratti e l’imposizione di condizioni particolarmente gravose nel settore agroalimentare, e annuncia la disponibilità a rivolgersi alle sedi competenti: “Non resteremo a guardare mentre si tenta di normalizzare un sistema che paga il latte sotto il suo valore reale e scarica ogni sacrificio sulle imprese agricole. Siamo pronti a presentare esposti e ad attivare tutte le iniziative necessarie nelle sedi giudiziarie per tutelare l’organizzazione e le aziende associate i cui diritti siano stati lesi”, conclude Bruno. “Chiediamo che anche l’assessorato valuti azioni concrete, e tra queste esposti all’ICQRF, a tutela dei produttori e che il confronto riparta dai costi effettivi di produzione e da un principio semplice: il latte non può essere pagato a un prezzo che condanna le aziende a produrre in perdita mentre gli industriali si avvalgono del marchio Puglia e dichiarano che i loro prodotti sono fatti solo con latte della regione”.

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