Il Sud ha più acqua sotterranea di quanto si pensi. Ora arriva la rete per misurarla
22 Giugno 2026

Per la prima volta in Italia, un sistema di monitoraggio continuo delle sorgenti idropotabili nel Distretto dell’Appennino Meridionale. Il professor Alessandro Gargini dell’Università di Bologna presenta un progetto che cambia la governance dell’acqua al Sud
Una prima nazionale che parte dal Mezzogiorno
Il Distretto dell’Appennino Meridionale si appresta ad avere ciò che nessun altro distretto idrografico italiano possiede: una rete strutturata e continua di monitoraggio delle sorgenti captate ad uso idropotabile. Un primato che viene dal Sud, dove la ricchezza d’acqua sotterranea è spesso sottostimata e le infrastrutture di captazione scontano decenni di abbandono.
È questo il cuore della relazione presentata dal professor Alessandro Gargini, docente di Idrogeologia al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BiGeA) dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, in occasione del VI Focus del Percorso di partecipazione pubblica dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. Il lavoro si inserisce nell’aggiornamento del Piano di Gestione delle Acque del distretto, e nasce da un Accordo istituzionale tra l’Autorità di Bacino e l’Università di Bologna.
Un patrimonio idrico da riscoprire
Il Distretto dell’Appennino Meridionale si estende su circa 68.000 chilometri quadrati e conta 191 idrostrutture censite. I sistemi carbonatici — acquiferi tra i più produttivi del Mediterraneo — coprono il 50% della superficie complessiva dei corpi idrici significativi. “Si tratta di una condizione vantaggiosa, che non si riscontra al Centro-Nord”, ha sottolineato il professor Gargini.
Il punto di partenza del progetto è stato un lavoro di digitalizzazione del censimento storico “Le Sorgenti Italiane, elenco e descrizione”, realizzato dal Ministero dei Lavori Pubblici tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del Novecento: 7.825 sorgenti censite, con 7.720 misure di portata registrate. Un dataset unico, che il gruppo di ricerca di Gargini ha trasformato in base di partenza per il confronto con il presente.
Il censimento attuale: 1.481 sorgenti, 32.321 litri al secondo
Il censimento contemporaneo, avviato nel 2024 e ancora in corso, ha finora rilevato 1.481 sorgenti idropotabili, captazione per captazione, in cinque regioni del distretto. Le sorgenti censite generano complessivamente 32.321 litri al secondo, di cui 26.519 l/s attribuibili alle sole 387 sorgenti relative a complessi carbonatici. La portata media delle sorgenti carbonatiche è di 69 litri al secondo, la più elevata tra tutte le categorie rilevate.
| Regione | Sorgenti rilevate |
|---|---|
| Basilicata | 521 |
| Calabria | 513 |
| Campania | 257 |
| Molise | 101 |
| Lazio | 52 |
| Abruzzo | 37 |
| Totale | 1.481 |
Il rilievo è ancora incompleto per Molise e Campania. Il professor Gargini ha però segnalato un problema strutturale ricorrente: “In molte zone c’è un enorme dispersione all’atto della captazione. L’unico modo per avere contezza della reale quantità d’acqua che sgorga è andare a misurare la portata al punto di emergenza della sorgente.”
La rete di monitoraggio: 39 stazioni in continuo
Il progetto ha selezionato un campione rappresentativo di sorgenti classificate secondo una scala di potenzialità. La rete prevede 39 sorgenti monitorate in continuo — un unicum a livello nazionale — 110 in monitoraggio discontinuo e 149 come dataset aggiuntivo per rilevamenti sostitutivi.
Per molte di queste sorgenti sarà necessario un adeguamento strutturale dei siti. “Si tratta di luoghi bellissimi sotto il profilo ambientale e paesaggistico — ha detto Gargini — ma le infrastrutture di captazione sono vecchie e carenti. Molte risalgono al ventennio fascista e a periodi ancora precedenti, quindi servono lavori di manutenzione e adeguamento, anche degli stessi strumenti di misura che abbiamo trovato sul posto, lì dove presenti.”
Il clima incide già: -40% in Calabria, -32% nel Lazio
Il confronto tra le portate storiche e quelle attuali restituisce un quadro preoccupante. Su un campione di sorgenti calabresi, tra gli anni Venti del Novecento e i primi anni Venti del XXI secolo, si registra un calo del 40% delle portate. Nel Lazio il calo analogo è del 32%.
“In termini di mancata ricarica — ha concluso il professor Gargini — pesa maggiormente la diminuzione di copertura nevosa legata all’incremento costante della temperatura media, che per altro aumenta gli effetti dei processi di evapotraspirazione.”
Perché è strategico per il Sud
La rete di monitoraggio servirà a costruire serie temporali sull’evoluzione delle portate, a supportare la governance distrettuale dell’acqua e a diramare alert in caso di emergenza idrica, consentendo di individuare precocemente le criticità quantitative. Sarà inoltre strumento per la definizione del bilancio idrogeologico, asse portante del Piano di Gestione delle Acque.
Il passo successivo sarà lo studio delle aree di ricarica delle sorgenti, attraverso tecniche con traccianti e metodi geologici e idrogeologici, per definire le zone da sottoporre a protezione. Un approccio integrato che colloca il Mezzogiorno — per una volta — all’avanguardia nella gestione sostenibile di una risorsa sempre più preziosa.
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