Ricci di mare, tre anni di fermo pesca non bastano: Coldiretti chiede di riscrivere le regole
14 Maggio 2026

Il blocco ha penalizzato i pescatori professionali senza fermare il bracconaggio. La proposta: filiera certificata, monitoraggio digitale e tavolo tecnico permanente
Tre anni di divieto totale di pesca non hanno prodotto i risultati sperati per la ripresa delle popolazioni di ricci di mare lungo le coste pugliesi. È questa la valutazione con cui Coldiretti Pesca Puglia è intervenuta alla IV Commissione consiliare regionale, convocata sul tema su richiesta del consigliere Pagliaro, chiedendo una revisione profonda della normativa vigente.
Un fermo che non ha fermato il bracconaggio
L’analisi è netta: la legge ha di fatto bloccato l’attività dei pescatori subacquei professionali, lasciandoli senza lavoro e senza reddito, ma non ha arginato la pesca di frodo e il consumo non controllato della risorsa. Il risultato è che il numero di ricci presenti sulle coste è aumentato solo marginalmente, mentre il settore legale ha subito un danno economico significativo.
“La legge ha bloccato di fatto l’attività di pescatori subacquei professionali, lasciandoli senza lavoro e senza reddito, ma non ha fermato la pesca di frodo e abusiva della risorsa e il consumo non controllato”, sottolinea Coldiretti Pesca Puglia.
Riaprire ai professionisti, con regole nuove
La proposta di Coldiretti non è quella di un ritorno alla deregolamentazione, ma di una gestione sostenibile basata su dati scientifici. Si chiede di avviare un programma di monitoraggio sistematico delle coste e un piano di ripopolamento condiviso con il mondo scientifico e con ARPA Puglia, per poi consentire — solo ai pescatori professionali regolarmente licenziati — una finestra di pesca contingentata, calibrata sui periodi riproduttivi della specie.
“Va istituito un monitoraggio attento della presenza dei ricci sulle nostre coste e anche iniziata un’attività di ripopolamento, in accordo con il mondo scientifico e con l’ARPA e, di conseguenza, possa essere data la possibilità ai soli pescatori professionali regolarmente licenziati, di riaprire una finestra di pesca, limitando il numero di esemplari prelevabili a fini commerciali in accordo con le indicazioni rispetto ai periodi riproduttivi dei ricci di mare, per garantire, ove possibile, una gestione sostenibile in equilibrio con le esigenze turistiche”, spiega Coldiretti Pesca Puglia.
Una filiera digitale e un marchio di qualità
Sul fronte della tracciabilità, l’associazione propone l’istituzione di una piattaforma telematica per la comunicazione giornaliera dei prelievi e delle vendite, con indicazione dei destinatari. L’obiettivo è costruire una vera e propria filiera del riccio di mare che possa tradursi in un marchio di qualità riconoscibile dal consumatore finale — un modello che guarda insieme alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione del prodotto locale e alla tutela degli operatori professionali.
Nei periodi di fermo, i pescatori subacquei potrebbero inoltre essere impegnati in attività di manutenzione e ripristino dei fondali, monitoraggio della risorsa e ripopolamento.
Controlli più duri e un tavolo permanente
Coldiretti chiede infine la creazione di un tavolo tecnico permanente tra pescatori professionisti, associazioni di categoria, università e ARPA Puglia, per coordinare studi scientifici e interventi di ripopolamento. Sul versante repressivo, si sollecita un’intensificazione dei controlli contro la pesca abusiva, regole certe sulla produzione e vendita di polpa di riccio e una piattaforma di segnalazione della pesca illegale aperta a tutti i cittadini.
“È necessario intensificare i controlli contro la pesca abusiva e indiscriminata, stabilendo regole certe sulla produzione e vendita di polpa di riccio e istituendo una piattaforma di segnalazione della pesca illegale, aperta a tutti”, conclude Coldiretti Pesca Puglia.
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