Il pomodoro da industria torna grande: l’Italia è seconda al mondo e il Sud tiene

31 Marzo 2026

Mentre il mercato globale del pomodoro da industria registra una contrazione significativa, l’Italia si conferma protagonista assoluta della filiera mondiale delle conserve. I dati del rapporto ISMEA di marzo 2026 restituiscono un quadro di solidità strutturale che riguarda da vicino le imprese agricole del Mezzogiorno, alle prese con la sfida idrica ma capaci di mantenere standard qualitativi elevati e prezzi remunerativi.

Un anno di rimonta: 5,8 milioni di tonnellate e secondo posto mondiale

La campagna 2025 ha segnato per l’Italia un risultato di rilievo: la produzione di pomodoro da industria ha superato 5,8 milioni di tonnellate, con un incremento dell’11% rispetto al 2024 e dell’8% rispetto alla media del triennio precedente. Merito soprattutto dell’espansione delle superfici coltivate, salite a 78.700 ettari (+3,7% rispetto al 2024), il livello più alto degli ultimi anni.

Con questo risultato, secondo le elaborazioni ISMEA su dati del World Processed Tomato Council (WPTC), l’Italia torna al secondo posto nella graduatoria mondiale dei produttori, subito dopo gli Stati Uniti. Il crollo della produzione cinese — scesa da 10,45 milioni di tonnellate nel 2024 a 4,9 milioni nel 2025, un calo del 53% dovuto a fattori climatici, economici e strutturali — ha ridisegnato gli equilibri globali, aprendo spazi che la filiera italiana ha saputo cogliere.

Il Mezzogiorno: la crisi idrica pesa, ma la qualità non si discute

Per il bacino Centro-Sud, il 2025 è stato un anno di luci e ombre. Gli ettari investiti sono stati 33.665, in lieve flessione rispetto al 2024, ma in crescita del 10% rispetto alla media del triennio 2022-2024. La produzione conferita all’industria ha raggiunto circa 2,7 milioni di tonnellate, con una flessione del 5% sull’anno precedente, principalmente a causa della crisi idrica che ha colpito in modo particolare il bacino di Foggia.

Le rese medie si sono attestate a 80,7 tonnellate per ettaro, in calo rispetto al decennio precedente (media storica: 86,7 t/ha). Un dato che racconta le difficoltà reali di un territorio che convive con la scarsità d’acqua come variabile strutturale, non congiunturale. Eppure, nonostante le difficoltà produttive, la qualità del prodotto è risultata buona in entrambi i bacini italiani: un fattore che ha consentito agli agricoltori di spuntare prezzi percepiti su livelli medio-alti.

Sul fronte dei prezzi alla produzione, il 2025 ha portato aumenti significativi: il pomodoro a bacca allungata — tipologia molto diffusa nel Mezzogiorno, fondamentale per la produzione di pelati — ha segnato un incremento del 22% rispetto al 2024, attestandosi a 0,195 euro/kg. In crescita anche la bacca tonda (+3%), mentre il pomodorino da conserva ha mantenuto la quotazione stabile a 0,235 euro/kg.

Esportazioni da primato, ma con prezzi in calo

Sul fronte del commercio estero, i dati dell’International Trade Center certificano anche per la campagna 2024/25 il primato italiano tra i paesi esportatori di conserve di pomodoro, davanti a Cina, Spagna e USA. Le conserve di pomodoro si confermano il comparto ortofrutticolo con il miglior saldo della bilancia commerciale italiana: nell’ultima campagna (settembre 2024 – agosto 2025) il saldo ha superato i 2,5 miliardi di euro, grazie a esportazioni per un valore superiore a 2,8 miliardi.

Le voci principali dell’export restano i pomodori pelati e le passate, che insieme rappresentano circa i tre quarti del valore esportato. I principali mercati di sbocco sono Germania (17% del totale in valore), Regno Unito (13%) e Francia (8%). L’Italia esporta conserve di pomodoro in circa 180 paesi, ma i primi dieci concentrano il 68% del totale.

Elemento da monitorare: nella campagna 2024/25 i prezzi medi all’export sono calati del 7,6%, con una riduzione complessiva dei ricavi dell’8%. Un segnale che richiede attenzione da parte della filiera, soprattutto per i concentrati, il cui ricavo è sceso del 14%.

Il mercato interno premia la qualità e il biologico

In Italia, gli acquisti domestici di conserve di pomodoro sono aumentati del 2% sia rispetto alla campagna precedente che rispetto alla media delle ultime tre stagioni, raggiungendo oltre 536 milioni di chili acquistati. Allo stesso tempo, i prezzi medi al dettaglio hanno mostrato una lieve riduzione (-0,8%), interrompendo la fase di rincari avviata nel 2022 sull’onda dei costi energetici.

A crescere di più, in termini di volumi, sono stati i sughi freschi (+8,9%), le conserve di pomodorini (+9,4%) e il concentrato (+3,8%). In forte espansione anche il segmento biologico certificato: +15% negli acquisti in quantità, con i volumi che si sono avvicinati al record storico del 2020. Un segnale che il consumatore italiano orienta sempre di più le proprie scelte verso prodotti di qualità superiore — terreno su cui le produzioni meridionali, spesso legate a varietà tradizionali e territori d’eccellenza, hanno molto da dire.

Prospettive: un cauto ottimismo per la campagna 2025/26

L’offerta globale per la campagna 2025/26 si preannuncia più contenuta rispetto agli ultimi due anni. Per l’Italia, secondo ISMEA, le prospettive dipenderanno dalla capacità di mantenere la competitività sui mercati internazionali, in un contesto in cui i prezzi dei concentrati mostrano una tendenza al ribasso mentre passate e pelati evidenziano segnali di rafforzamento. Un ruolo strategico continuerà a svolgerlo la domanda della ristorazione, canale fondamentale per l’intera filiera.

Per le imprese agricole del Sud, la sfida è duplice: affrontare la variabile idrica con investimenti strutturali in efficienza e risparmio dell’acqua, e consolidare il valore aggiunto puntando sulla qualità differenziata, sulle varietà tipiche e sulla tracciabilità. Strumenti che il mercato, tanto domestico quanto internazionale, è sempre più disposto a riconoscere e a remunerare.

Fonte: ISMEA, “Tendenze Ortaggi – Focus Conserve di Pomodoro”, marzo 2026. Responsabile: Fabio Del Bravo. Coordinamento tecnico: Maria Nucera. Redazione: Mario Schiano lo Moriello.

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