Dall’impianto di depurazione a oasi naturale: il modello Forcatella che trasforma lo spreco in risorsa

24 Febbraio 2026

A Fasano, in provincia di Brindisi, un sistema di riutilizzo delle acque reflue affinate serve oltre cinquanta aziende agricole e ricarica la falda costiera. Un caso studiato in tutta Europa, e un esempio concreto di economia circolare applicata all’agricoltura meridionale.

C’è un lago nel territorio di Fasano che non esiste in natura. Lo hanno costruito gli uomini, con l’acqua che gli altri buttavano via. Oggi, quel lago — il Lago Forcatella — è un’oasi naturalistica frequentata da fenicotteri, aironi e germani reali, ed è anche la spina dorsale idrica di oltre cinquanta aziende agricole locali che ogni anno ricevono più di 300.000 metri cubi di acqua affinata, distribuita on demand attraverso una rete che si estende per circa trenta chilometri.

Non è un esperimento. È un sistema in funzione dal 2006, di proprietà del Comune di Fasano, gestito da Technoacque, industria chimica specializzata nel trattamento delle acque industriali. E lo scorso settembre 2025, l’ingegnere Francesco Sardella ha presentato questo modello nell’ambito del Med Water Lab, portando Forcatella all’attenzione di ricercatori e operatori del settore idrico mediterraneo come uno dei casi di riuso agricolo più avanzati d’Europa — riconoscimento già formalizzato dal report “Water Reuse Europe Review”.

Come funziona: depurazione, affinamento, distribuzione

Il percorso dell’acqua a Forcatella è una storia di trasformazioni progressive. L’effluente secondario dell’impianto di depurazione di Fasano viene raccolto in una vasca interrata, dove inizia il processo di chiari-flocculazione con dosaggio di reagenti disinfettanti, ossidanti e coagulanti. Poi passa attraverso quattro sedimentatori statici a pacco lamellare e quattro filtri a quarzite e carbone attivo, prima di confluire nei due grandi bacini artificiali — i laghetti — che garantiscono una riserva complessiva di circa 30.000 metri cubi.

Qui l’acqua si stabilizza, si chiarifica ulteriormente, e aspetta. Aspetta che qualcuno ne abbia bisogno. La rete di distribuzione copre circa 200 ettari di terreno agricolo, dislocati lungo due direttrici principali: la Rete Bassa, a circa 30 metri sul livello del mare, e la Rete Alta, a circa 50. Oliveti, frutteti, colture orticole — finocchio, cetriolo, cocomero, melanzana, zucchina, cavolfiore — ricevono acqua di alta qualità senza attingere alle falde, senza pesare sulle risorse idriche sempre più sotto pressione nel Sud.

I fanghi prodotti durante la sedimentazione, invece, vengono avviati a letti di fito-disidratazione e trasformati in fertilizzanti. Niente si perde.

La falda come beneficiaria, non solo l’agricoltura

Uno degli aspetti meno noti — e più significativi — del sistema Forcatella riguarda la ricarica della falda sotterranea. Nei periodi di minore domanda irrigua, i bacini alimentano trincee drenanti che restituiscono acqua dolce al sottosuolo. Non è un dettaglio marginale: in un territorio costiero come quello fasanese, dove l’eccesso di emungimento ha favorito l’avanzamento del cuneo salino — la progressiva infiltrazione di acqua marina nelle falde — questa funzione ha un valore strategico che va ben oltre il singolo campo coltivato.

Dieci pozzi di monitoraggio presidiano costantemente lo stato della falda e la qualità dell’acqua distribuita: conducibilità, cloruri, pH, torbidità, ossigeno disciolto. La scienza, applicata al territorio.

Un patrimonio comune che diventa comunità

Quello che rende Forcatella un modello davvero interessante per Scirocco non è solo la tecnologia. È la dimensione comunitaria che il sito ha saputo costruire intorno a sé. L’area del lago è oggi una vera oasi naturalistica aperta alla cittadinanza: ci sono spazi attrezzati per il fitness, zone relax, percorsi di passeggio. Si organizzano concerti al tramonto sull’acqua, merende nell’oliveta, visite didattiche con le scuole e con centri di formazione post-universitaria come il CIHEAM. Un impianto industriale che è diventato, nel tempo, un luogo della collettività.

Questa sovrapposizione tra utilità produttiva e valore sociale è esattamente ciò che i giovani imprenditori agricoli del Sud cercano: non solo efficienza, ma senso. Un’azienda che si radica nel territorio non solo attraverso i propri prodotti, ma attraverso la propria presenza nella vita della comunità.

La ricerca come prossima frontiera

Technoacque si prepara ora a coordinare un progetto di ricerca e sperimentazione che utilizzerà il sito di Forcatella come laboratorio a cielo aperto. L’obiettivo è valutare tecnicamente i sistemi a trincee drenanti come soluzione naturale per l’abbattimento degli inquinanti organici emergenti e dei contaminanti batteriologici e virologici, affiancando ai risultati una valutazione Life Cycle Assessment (LCA) — ovvero un’analisi completa dell’impatto ambientale del ciclo di vita del sistema.

Partner del progetto sono già al tavolo. I risultati potranno contribuire all’evoluzione normativa europea sul riutilizzo delle acque in agricoltura, un settore in rapida trasformazione dopo l’entrata in vigore del Regolamento UE 2020/741.

Perché questo modello interessa il Sud

L’Italia spreca ogni anno circa 9 miliardi di metri cubi di acqua depurata nei fiumi e nel mare. Per l’uso agricolo e industriale, non esistono cifre chiare — segno di un sistema di governance frammentato e spesso inefficiente. Nel Mezzogiorno, dove la siccità è strutturale e i bacini idrici insufficienti, il riutilizzo delle acque reflue affinate non è solo una buona pratica ambientale: è una necessità competitiva.

Il modello Forcatella dimostra che è possibile costruire un ciclo virtuoso — depurare, affinare, distribuire, ricaricare — in un contesto mediterraneo, con tecnologie già disponibili, a costi sostenibili, con benefici che si moltiplicano nel tempo. Per un giovane imprenditore agricolo che sta avviando un’azienda nel Sud, avere accesso a una rete idrica di questo tipo significa poter pianificare le proprie colture senza dipendere dalle piogge, senza competere con altri per le falde, senza sprecare una risorsa sempre più preziosa.

Fasano ha costruito tutto questo nel corso di vent’anni. Altrove nel Mezzogiorno, qualcuno potrebbe cominciare domani.

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