El Niño e agricoltura: cosa dicono le previsioni per il 2026
05 Giugno 2026

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale stima una probabilità dell’80% che il fenomeno sia attivo tra giugno e agosto 2026. Le previsioni indicano impatti crescenti su siccità, precipitazioni e rese agricole.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha pubblicato il nuovo aggiornamento ENSO (El Niño-Southern Oscillation), che assegna una probabilità dell’80% alla presenza di condizioni di El Niño tra giugno e agosto 2026 e una probabilità superiore al 90% che il fenomeno persista almeno fino a novembre. La maggior parte dei modelli prevede un’intensità almeno moderata, con la possibilità che raggiunga livelli forti entro la fine dell’anno.
Che cos’è El Niño
El Niño è un fenomeno oceanografico e climatico che si verifica nel Pacifico tropicale ogni due-sette anni e dura generalmente dai nove ai dodici mesi. In condizioni normali, i venti alisei spingono le acque calde superficiali verso ovest. Durante un evento El Niño, questi venti si indeboliscono, le acque calde si spostano verso est e si riduce la risalita di acque fredde lungo le coste sudamericane. Il risultato è un riscaldamento anomalo della superficie oceanica che altera precipitazioni e temperature a livello globale attraverso meccanismi che i climatologi definiscono teleconnessioni atmosferiche.
Il termine super El Niño non appartiene alle classificazioni operative standardizzate della WMO, ma viene utilizzato per indicare anomalie della temperatura superficiale marina superiori ai 2°C rispetto alla norma.
I segnali già in corso
Le osservazioni mostrano che tra la fine di aprile e la metà di maggio 2026 le temperature superficiali del Pacifico centro-orientale si sono avvicinate alle soglie che definiscono ufficialmente El Niño. A sostenere questo processo vi è un accumulo di calore negli strati profondi dell’oceano, dove le temperature risultano superiori di oltre 6°C rispetto alla media. Anche l’Indice di Oscillazione Meridionale, il principale indicatore atmosferico associato al fenomeno, mostra segnali coerenti con la sua evoluzione.
Gli impatti sull’agricoltura
La WMO sottolinea che, sebbene non vi siano prove che il cambiamento climatico aumenti la frequenza o l’intensità di El Niño, un pianeta più caldo rende gli impatti del fenomeno più gravi. L’aumento delle temperature degli oceani e dell’atmosfera fornisce maggiore energia e umidità ai sistemi meteorologici, favorendo ondate di calore più intense, precipitazioni estreme, alluvioni e periodi di siccità prolungata.
Le conseguenze dirette sull’agricoltura includono la riduzione delle rese per effetto di stress termico, siccità prolungate o precipitazioni intense e concentrate. Secondo le ricerche di Richard Allan dell’Università di Reading, le inondazioni legate al fenomeno diventeranno più intense per effetto della maggiore umidità in atmosfera, mentre le siccità si allungheranno perché i suoli si seccano più rapidamente con temperature elevate.
Axel Timmermann dell’Università Nazionale di Pusan sottolinea che «anche una manifestazione standard del Niño in futuro causerà impatti regionali e globali più ampi». Le simulazioni condotte dal suo team prevedono un passaggio a fenomeni El Niño e La Niña più intensi e più frequenti, con effetti amplificati anche su regioni remote, inclusa l’Europa. Malte Stuecker, della stessa équipe, indica che «ci saranno oscillazioni molto più ampie da un anno all’anno, con precipitazioni superiori alla norma e anni di siccità in molte regioni del mondo».
Le previsioni stagionali per l’estate 2026
Parallelamente all’aggiornamento ENSO, la WMO ha pubblicato il nuovo Global Seasonal Climate Update, che integra l’influenza di altri fattori climatici globali come l’Oscillazione Nord Atlantica e il Dipolo dell’Oceano Indiano. Le previsioni per il trimestre giugno-luglio-agosto indicano temperature superiori alla media in gran parte del pianeta. Questo scenario aumenta il rischio di stress termico, peggiora le condizioni favorevoli agli incendi e accelera lo sviluppo della siccità nelle aree con precipitazioni ridotte.
I primi forum climatici regionali per il 2026 indicano già un’elevata probabilità di precipitazioni inferiori alla norma nel Corno d’Africa settentrionale, in gran parte dell’Asia meridionale e in America Centrale, con possibili ripercussioni sull’agricoltura, sulla disponibilità idrica e sulla sicurezza alimentare.
Le previsioni per il quinquennio 2026-2030
Il rapporto dell’OMM sulle temperature medie globali per il periodo 2026-2030, prodotto dal Met Office del Regno Unito con il contributo di tredici istituti internazionali — tra cui il Centro di Supercalcolo di Barcellona, il Centro Canadese per la Modellazione e l’Analisi Climatica e il Servizio Meteorologico Tedesco — stima temperature medie tra 1,3 e 1,9 gradi sopra i livelli del periodo 1850-1900. Esiste inoltre un’86% di probabilità che almeno uno di questi anni superi il 2024 come anno più caldo mai registrato.
Il contesto per il Mezzogiorno
Il Mediterraneo è classificato tra le aree dove gli effetti del cambiamento climatico si manifestano con maggiore intensità. Per le imprese agricole del Sud Italia — già esposte a stagioni siccitose sempre più prolungate e a fenomeni di precipitazione intensa — le proiezioni descritte dai modelli climatici si sovrappongono a criticità strutturali già presenti: gestione delle risorse idriche, vulnerabilità delle colture tipiche agli stress termici, infrastrutture di irrigazione da adeguare.
La Segretaria Generale della WMO Celeste Saulo ha dichiarato: «Dobbiamo prepararci a un potenziale El Niño forte. Le previsioni stagionali e i sistemi di allerta precoce sono strumenti fondamentali per salvare vite umane e ridurre gli impatti economici e sociali degli eventi estremi». La WMO richiama governi, amministrazioni locali, organizzazioni umanitarie e settori economici sensibili al clima — tra cui agricoltura, energia, salute e gestione delle risorse idriche — a utilizzare le previsioni stagionali per pianificare misure preventive.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha definito l’arrivo di El Niño «un urgente segnale di allarme climatico», affermando che il fenomeno rischia di «gettare benzina sul fuoco di un mondo già in rapido riscaldamento».
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