La Puglia del vino vale miliardi: ma i viticoltori chiedono di essere pagati quanto producono

20 Febbraio 2026

Sette milioni di ettolitri in cantina, quasi la metà dei mosti dell’intera Italia. I numeri della vitivinicoltura pugliese sono da grande potenza europea. Eppure chi lavora la vigna continua a fare i conti con un mercato che non riconosce il valore reale di quello che produce. Cambiare questa equazione è la sfida più urgente per le migliaia di imprese agricole del Sud che tengono in vita uno dei comparti più identitari del territorio.

L’ultimo report “Cantina Italia” dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi fotografa una regione che non smette di stupire: 7,1 milioni di ettolitri di vino in giacenza, di cui il 65,5% a Indicazione Geografica, e il primato assoluto nazionale nella detenzione dei mosti, con una quota del 46,8% sul totale nazionale. Un dato che colloca la Puglia al secondo posto in Italia per volumi complessivi, ma soprattutto che racconta di una filiera produttiva capace di sostenere l’equilibrio dell’intero sistema vitivinicolo nazionale.

A leggere questi numeri, però, Coldiretti Puglia non si ferma alla soddisfazione. “È la dimostrazione concreta che la Puglia è una colonna portante del vino italiano, ma questo primato non può restare solo sulla carta”, afferma il presidente Alfonso Cavallo. I costi di produzione crescono, il mercato comprime i prezzi, e troppo spesso la catena del valore si assottiglia proprio nel punto in cui comincia tutto: la vigna. “I nostri viticoltori continuano a sostenere costi crescenti e ad affrontare un mercato che troppo spesso non riconosce il giusto valore al prodotto. Non è più tollerabile che chi produce venga penalizzato lungo la filiera. Difendere il vino pugliese significa difendere migliaia di imprese agricole, lavoro e territori che rappresentano un presidio economico e sociale fondamentale”, dice Cavallo.

Il direttore Pietro Piccioni punta il dito sulla necessità di politiche regionali più incisive. “Dietro questi numeri ci sono imprese che ogni giorno garantiscono qualità e sicurezza, ma che hanno bisogno di condizioni di mercato eque. La Puglia non può essere considerata solo un bacino di approvvigionamento. È necessario rafforzare le politiche regionali di valorizzazione, difesa del reddito e promozione delle denominazioni DOP e IGP, per garantire un futuro sostenibile alle imprese vitivinicole regionali”. Una regione che produce quasi la metà dei mosti italiani merita di essere trattata come protagonista della filiera, non come fornitore di materia prima a basso costo.

Un segnale positivo arriva da Bruxelles: il Parlamento Europeo ha approvato un nuovo pacchetto normativo sul vino che recepisce alcune delle istanze portate avanti da Coldiretti. Le nuove disposizioni introducono strumenti per una gestione più equilibrata del potenziale produttivo, migliorano la trasparenza in etichetta — in particolare per i vini dealcolati, segmento in rapida crescita — e prevedono meccanismi più efficaci per affrontare le crisi di mercato. Per i giovani imprenditori vitivinicoli pugliesi, che sempre più spesso scelgono la strada della qualità e della certificazione d’origine, si tratta di un contesto normativo che può fare la differenza.

Resta però aperta la questione più urgente: che le regole europee siano accompagnate da risorse adeguate e da scelte politiche coerenti. Il settore vitivinicolo vale complessivamente 14,5 miliardi di euro nell’agroalimentare italiano, e la Puglia ne è tra i principali motori. Trasformare questa centralità produttiva in valore economico distribuito lungo tutta la filiera — a partire dai vignaioli pugliesi — è la condizione per rendere davvero sostenibile il futuro del vino del Sud.

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Redazione
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