Puglia: piove di più ma l’acqua non si trattiene. L’emergenza idrica chiede invasi e infrastrutture
09 Gennaio 2026 •
massimilianomartucci

Le precipitazioni aumentano del 6,4% in Italia, ma il Sud resta assetato. In Puglia le riserve idriche crollano del 61% e gli agricoltori chiedono il Piano Nazionale Invasi. La neve dell’Appennino è un tesoro prezioso, ma serve catturarla
L’anno meteorologico appena concluso (dicembre 2024 – novembre 2025) ha registrato un incremento del 6,4% delle precipitazioni sulla Penisola secondo i dati Copernicus. Un dato che potrebbe apparire rassicurante, ma che racconta solo una parte della storia: le piogge sono sempre più concentrate nel tempo e nello spazio, creando un paradosso tutto meridionale dove l’acqua cade ma non resta.
“Non è la risorsa a mancare, ma una sua lungimirante gestione”, dichiara Francesco Vincenzi, Presidente dell’ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue). Una sintesi che fotografa perfettamente la condizione del Sud Italia, dove alla scarsità idrica strutturale si somma l’incapacità di intercettare e conservare le precipitazioni quando arrivano.
La neve dell’Appennino: un tesoro che si scioglie troppo in fretta
La prima settimana del 2026 ha portato uno sprazzo di vero inverno sul Centro-Sud: 114 centimetri di neve a Campo Imperatore in Abruzzo (contro i 27 dello stesso periodo 2025), 30 centimetri sul Gargano a San Marco in Lamis, 25 centimetri sull’Appennino Lucano. Dati che farebbero ben sperare, se non fosse per l’innalzamento delle temperature previsto nei prossimi giorni.
“Nell’Italia Meridionale ancora alle prese con la carenza idrica, la neve ha la valenza di un vero e proprio tesoro, soprattutto qualora il manto nevoso si consolidasse, andando a costituire una riserva idrica utile a rimpinguare i bacini artificiali”, spiega Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. Il problema è che la coltre bianca si scioglierà velocemente, e senza infrastrutture adeguate quell’acqua andrà perduta.
Le precipitazioni recenti hanno provvisoriamente riequilibrato il bilancio idrico del Centro-Sud, ma restano i segni di un autunno-inverno 2025 disastroso: deficit dell’indice SWE (Snow Water Equivalent) superiori al 50% ovunque, con record negativi nei bacini meridionali del Simeto in Sicilia (-77%), del Crati in Calabria (-67%), del Sangro (-59%).
Puglia: il paradosso di una regione che spreca l’acqua che non ha
La situazione pugliese rappresenta il caso più emblematico di questo paradosso. Le sorgenti presentano una disponibilità idrica ridotta del 28% rispetto alla media dell’ultimo decennio, mentre il sistema degli invasi registra una contrazione del 61% delle riserve, secondo i dati di Acquedotto Pugliese elaborati da Coldiretti Puglia (fonte: Agricolae).
Nella Capitanata, solamente il bacino di Occhito ha registrato un piccolo incremento dopo le piogge recenti, portando le riserve a 49,49 milioni di metri cubi. I volumi idrici complessivi trattenuti dalle dighe foggiane ammontano a 57,78 milioni di metri cubi, appena il 17% dei volumi autorizzati: troppo poco per rassicurare gli agricoltori che da quasi due anni non possono irrigare le loro terre.
“Anche quando le precipitazioni arrivano, l’acqua non viene intercettata né conservata, ma si disperde rapidamente a causa della carenza di infrastrutture adeguate alla raccolta e allo stoccaggio”, denuncia Coldiretti Puglia. Una contraddizione difficile da accettare in una regione cronicamente assetata, dove ogni pioggia dovrebbe rappresentare un’opportunità da valorizzare.
Le soluzioni: dal Piano Invasi alle opere incompiute
La dichiarazione dello stato di emergenza regionale per rischio da deficit idrico (valida fino al 29 ottobre 2026) rappresenta solo il primo passo. “È indispensabile avviare al più presto un piano invasi capace di garantire in modo strutturale la disponibilità di acqua e di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici”, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.
Il direttore Pietro Piccioni indica priorità concrete: “In Puglia è fondamentale ripartire dalle opere incompiute e dagli interventi di manutenzione straordinaria”. In cima alla lista la diga di Saglioccia, realizzata negli anni Ottanta nel territorio di Altamura e mai entrata in funzione, e il recupero funzionale della Diga del Pappadai in provincia di Taranto, che permetterebbe di convogliare le acque del Sinni per circa 20 miliardi di litri destinabili a usi potabili e irrigui.
“Una volta completata, potrebbe garantire l’approvvigionamento dell’Alto Salento, un’area che ancora oggi dipende esclusivamente da pozzi e autobotti per l’irrigazione”, precisa Piccioni.
Sul fronte della bonifica, si sono consolidate nuove esigenze di manutenzioni ordinarie e straordinarie che non possono essere scaricate sugli utenti. Coldiretti ha inoltre sollecitato il Governo a velocizzare l’erogazione degli aiuti legati alle assicurazioni e a favorire una riforma del sistema di gestione del rischio agricolo.
Un’emergenza che diventa opportunità
“La siccità rappresenta un’incognita pesantissima per la prossima campagna agricola, che si annuncia pesante e rischia di bloccare gli investimenti delle aziende”, conclude Cavallo. Ma è proprio questa criticità a rendere non più rinviabili interventi organici e programmati per la messa in sicurezza della risorsa idrica.
Le precipitazioni ci sono, seppur concentrate. La neve sull’Appennino rappresenta un tesoro prezioso. Quello che manca è la capacità di trattenere, conservare e redistribuire l’acqua quando e dove serve. Un’infrastruttura adeguata potrebbe trasformare l’emergenza in opportunità, garantendo al Sud la risorsa più preziosa per il suo sviluppo agricolo.
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