Le esportazioni cinesi di concentrato di pomodoro verso l’Europa: analisi del crollo e delle sue cause

17 Novembre 2025 •

massimilianomartucci

Le esportazioni cinesi di concentrato di pomodoro verso l’Europa: crollo, scandali e mobilitazione della filiera italiana

Le esportazioni cinesi di concentrati di pomodoro verso l’Europa hanno subito un drastico calo negli ultimi anni, con una diminuzione particolarmente marcata nei paesi dell’Europa occidentale. Questo fenomeno si inserisce in un contesto di crescenti controversie legate al lavoro forzato nello Xinjiang, scandali sul falso “made in Italy” e una forte mobilitazione della filiera agricola e industriale italiana.

Il crollo delle esportazioni verso l’Europa occidentale

Dal 2022/2023 al 2024/2025, le esportazioni cinesi verso l’Europa sono passate da quasi 237.000 tonnellate a poco più di 165.000 tonnellate di prodotti finiti. I paesi dell’UE occidentale hanno registrato un crollo del 33% (-45.000 tonnellate), con l’Italia che ha subito la flessione più drammatica: -33.300 tonnellate (-37%). Nel terzo trimestre del 2025, le vendite verso l’UE occidentale sono crollate del 67%, mentre gli acquisti italiani specificamente del 76%.

Il Portogallo ha registrato un calo dell’81% (-16.900 tonnellate), mentre alcuni paesi non trasformatori come Spagna, Germania, Irlanda, Svezia e Paesi Bassi hanno invece aumentato i loro acquisti.

La crescita produttiva cinese e il rischio di invasione dei mercati

Paradossalmente, mentre le esportazioni verso l’Europa occidentale crollavano, la Cina ha aumentato drasticamente la sua produzione. Dal 2021 al 2024, la trasformazione di pomodori freschi è passata da 4,8 a 11 milioni di tonnellate (+38% nell’ultimo anno), portando la Cina a diventare potenzialmente il maggior produttore mondiale, superando gli Stati Uniti.

Questa crescita produttiva, considerando che i cinesi consumano appena 1 kg pro-capite all’anno di derivati del pomodoro (contro i 22 kg degli europei), è destinata quasi interamente all’esportazione. Il calo della domanda europea ha però lasciato la Cina con scorte di 600.000-700.000 tonnellate di concentrato invenduto, pari a circa sei mesi delle sue esportazioni, costringendo il paese a più che dimezzare la produzione a circa 3,7 milioni di tonnellate nel 2025.

Gli scandali che hanno scosso il mercato italiano

Il blitz dei Carabinieri del 2021

Nel 2021, i Carabinieri hanno fatto irruzione in una delle principali aziende di trasformazione italiane, sequestrando tonnellate di concentrato in scatola che conteneva prodotto cinese ma era falsamente etichettato come “100% italiano”. Lo scandalo ha rivelato che alcune aziende italiane mescolavano concentrato cinese, venduto a meno della metà del prezzo di quello italiano, in prodotti promossi come made in Italy.

L’inchiesta BBC del 2024

Un documentario della BBC ha accusato che alcuni prigionieri e detenuti uiguri fossero costretti a raccogliere pomodori nello Xinjiang, che via Italia avrebbero potuto finire sugli scaffali dei supermercati britannici e di altre nazioni europee. L’inchiesta ha rivelato che alcune delle maggiori catene di supermercati britanniche vendevano concentrato presentato come d’origine “italiana” ma contenente in realtà tracce di pomodori cinesi.

Questo rapporto ha spinto i rivenditori, timorosi di uno scandalo, a fare pressione sui trasformatori italiani affinché non usassero concentrato cinese, contribuendo al crollo delle importazioni.

Lo Xinjiang e le accuse di lavoro forzato

La regione occidentale cinese dello Xinjiang, abitata principalmente dalla minoranza musulmana degli uiguri, è stata trasformata in un centro produttivo a basso costo per il concentrato di pomodoro, guidato da grandi aziende statali, tra cui una sussidiaria del Corpo di Produzione e Costruzione paramilitare. Il 90% del concentrato di pomodoro cinese destinato all’esportazione proviene dallo Xinjiang.

Nel 2021, gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di concentrato dallo Xinjiang per accuse di uso di lavoro forzato. Pechino ha respinto queste accuse definendole “una menzogna inventata completamente da forze anti-Cina” e afferma che sono state “smentite dai fatti”.

La mobilitazione di Coldiretti e la difesa del made in Italy

L’associazione agricola italiana Coldiretti ha guidato una campagna di grande visibilità per difendere il pomodoro italiano, organizzando numerosi blitz nei porti di Salerno e Bari. Gli agricoltori, saliti su gommoni, avvicinavano le navi al grido di “No fake in Italy”, rilanciando la richiesta di revisione del criterio dell’ultima trasformazione del Codice doganale sull’origine dei cibi.

Il blitz di maggio 2024 a Salerno

Uno dei blitz più imponenti ha riguardato un carico di concentrato di pomodoro dalla Cina, partito il 29 aprile 2024 sul treno della China-Europe Railway Express e arrivato nel porto di Salerno dopo un viaggio di diecimila chilometri. Il presidio ha evidenziato l’urgenza di contrastare l’invasione di prodotto cinese accusato di essere ottenuto con lo sfruttamento del lavoro delle minoranze.

L’accordo storico di luglio 2024

Nel luglio 2024, Coldiretti, Filiera Italia e ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) hanno firmato un importante accordo di collaborazione per la valorizzazione e tutela della filiera italiana del pomodoro da industria.

La filiera italiana del pomodoro rappresenta uno dei comparti più rilevanti dell’agroalimentare nazionale, con un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nel 2023 e una produzione di 5,4 milioni di tonnellate. Il 60% delle produzioni è destinato all’export (circa 3 miliardi di euro), rendendo l’Italia leader mondiale nella produzione e nell’esportazione di derivati del pomodoro destinati al consumatore finale.

Gli obiettivi dell’accordo

  • Tracciabilità e trasparenza sull’origine della materia prima
  • Valorizzazione del made in Italy e contrasto all’Italian sounding
  • Sostenibilità ambientale ed etico-sociale lungo tutta la filiera
  • Obbligo di etichettatura d’origine su tutti i prodotti nell’UE
  • Principio di reciprocità per garantire che i Paesi extra-UE rispettino le stesse regole commerciali, ambientali e sociali
  • Divieto di utilizzo del concentrato per la produzione di passata (già vigente in Italia, da estendere all’Europa)
  • Supporto alle denominazioni d’origine, come l’IGP del “Pomodoro Pelato di Napoli”

Coldiretti ha lanciato una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sull’obbligo dell’indicazione di origine su tutti i prodotti alimentari in commercio nell’UE.

Il riorientamento verso l’Europa orientale

Mentre l’Europa occidentale ha ridotto drasticamente gli acquisti, l’Europa orientale ha aumentato significativamente le importazioni di concentrato cinese:

  • Polonia: +11.400 tonnellate (+62%)
  • Croazia: +4.900 tonnellate (+208%)
  • Romania: +2.800 tonnellate (+47%)
  • Repubblica Ceca: +2.600 tonnellate (+43%)

Le vendite verso i paesi dell’UE orientale sono aumentate complessivamente di circa 25.000 tonnellate (+79%), mentre quelle verso paesi europei extra-UE sono cresciute di 4.800 tonnellate (+41%), con il Regno Unito che ha registrato un aumento di 4.000 tonnellate (+48%) prima dello scoppio dello scandalo BBC.

L’impatto economico

Nel 2024/2025, il fatturato delle esportazioni cinesi di concentrato (circa 970 milioni di USD) è diminuito di 406 milioni di USD (-29%) rispetto all’anno precedente. Le vendite verso l’Europa (126 milioni di USD) hanno rappresentato solo il 13% del totale cinese.

Il valore delle esportazioni verso l’Italia è crollato a meno di 13 milioni di dollari nei primi nove mesi del 2025, rispetto a più di 75 milioni nello stesso periodo del 2024 (-83%). Nonostante ciò, le importazioni complessive di semilavorati di pomodoro dalla Cina nell’Unione Europea sono raddoppiate nell’ultimo anno, superando le 100.000 tonnellate contro le 50.000 di dodici mesi prima, rappresentando in pomodoro fresco equivalente il 10% della produzione UE.

Conclusioni: una vittoria per la filiera italiana

“È una vittoria importante, è un segnale molto positivo”, ha dichiarato Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonima azienda produttrice di ingredienti a base di pomodoro. Secondo il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini: “Lavoriamo per dare valore alle imprese agricole italiane della filiera del pomodoro. È dal nostro prodotto che prende vita una filiera strategica, tra le più imitate nel mondo.”

Tuttavia, come sottolineato da Mutti, “se si considera che in Italia ci sono 80 aziende coinvolte nella trasformazione del pomodoro, tre, quattro o cinque hanno fatto queste porcherie”, creando “un doppio danno”: abbattendo i prezzi e minando la fiducia dei consumatori nei marchi italiani.

La battaglia per la trasparenza e la tutela del vero made in Italy continua, con l’obiettivo di estendere a tutta l’Europa le garanzie già vigenti in Italia e contrastare definitivamente l’invasione di prodotto cinese a basso costo, spesso associato a violazioni dei diritti umani e del lavoro.

fonti: Financial Times, Tomato News

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