L’accordo Ue-Mercosur avanza: per l’agricoltura del Sud è il momento di farsi sentire

27 Febbraio 2026

Uruguay e Argentina hanno ratificato l’intesa commerciale con l’Europa. Confindustria esulta, gli agricoltori ionici si mobilitano. In mezzo, una domanda che riguarda tutti noi: come proteggiamo le eccellenze del Mezzogiorno?


È successo in poche ore, il 26 febbraio scorso. Prima l’Uruguay — primo Paese del blocco sudamericano a dare il via libera, con 91 voti a favore alla Camera dopo l’unanimità del Senato — poi l’Argentina, con 69 voti favorevoli e appena tre contrari. L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur ha compiuto un passo che in molti considerano irreversibile. Confindustria lo ha definito «un punto di non ritorno», auspicando che le imprese europee possano beneficiarne già entro l’estate.

Ma mentre a Bruxelles e a Roma si brinda all’apertura di nuovi mercati — l’Italia, secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, potrebbe esportare fino a 14,5 miliardi di euro di prodotti — in un’altra Italia, quella dei campi ionici, si discute di tutt’altro. A San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, si è tenuto un incontro promosso dal circolo locale di Fratelli d’Italia nel quale agricoltori, tecnici e istituzioni si sono confrontati proprio sui rischi dell’accordo con i Paesi del Mercosur — Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.

Il timore è concreto e ricorrente tra chi lavora la terra nel Sud: l’arrivo di prodotti a basso costo da sistemi agricoli che non devono rispettare gli standard qualitativi e sanitari imposti agli agricoltori italiani. Una competizione, in altri termini, che non si gioca ad armi pari.


Clausole specchio: la parola chiave

Nel corso del dibattito sangiorgese è emerso il concetto che oggi è al centro del braccio di ferro europeo sull’accordo: le clausole specchio, ovvero l’obbligo per i prodotti importati di rispettare le stesse norme previste per quelli europei in materia di pesticidi, benessere animale, uso degli antibiotici, sicurezza alimentare. L’Italia, è stato ribadito durante l’incontro, sta premendo in sede europea affinché queste clausole vengano inserite in modo cogente nel testo dell’accordo.

La senatrice Maria Nocco, componente della Commissione Bilancio del Senato, ha presentato il piano Coltivaitalia, la strategia nazionale che intende blindare la sovranità alimentare e sostenere le aziende agricole messe sotto pressione dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Un piano che non è solo difensivo, ma punta a rafforzare la competitività strutturale del settore primario italiano.


Per il Sud, una minaccia ma anche una riflessione

Le preoccupazioni degli agricoltori ionici non sono campanilismo: sono il segnale di un sistema che rischia di essere penalizzato proprio nelle sue componenti più vulnerabili, e più preziose. Le produzioni del Mezzogiorno — olio extravergine, agrumi, ortaggi, cereali di qualità, vini — competono su mercati internazionali portando in dote un modello produttivo che ha nei suoi standard la principale ragione di valore.

È qui che si apre, però, anche uno spazio di riflessione diversa. L’accordo Ue-Mercosur, se governato con le giuste clausole di salvaguardia, potrebbe trasformarsi in un’opportunità per chi punta sull’identità, sulla tracciabilità, sulle certificazioni di qualità. La competizione con prodotti a basso costo si vince non abbassando gli standard, ma alzando il valore percepito di ciò che produciamo.

Per un giovane imprenditore agricolo del Sud che ha scelto di restare — o di tornare — e che ha investito su pratiche sostenibili, su varietà autoctone, su un rapporto autentico con il territorio, la risposta al Mercosur non è la resa. È la differenziazione.


Cosa fare adesso

L’iter di approvazione nei Paesi del Mercosur è ormai quasi concluso: il Brasile ha già ricevuto il via libera dalla Camera e attende il voto del Senato. In Europa, il Parlamento europeo ha tentato di rinviare l’accordo alla Corte di Giustizia, ma Confindustria chiede di superare questo ostacolo per consentire l’entrata in vigore provvisoria senza ulteriori indugi.

Per gli agricoltori del Sud, i prossimi mesi saranno decisivi. Vale la pena seguire l’evoluzione delle clausole specchio, partecipare ai tavoli territoriali, e — soprattutto — continuare a costruire quel valore aggiunto che nessun accordo commerciale potrà mai cancellare.

Come ha sintetizzato il messaggio uscito dall’incontro di San Giorgio Jonico: «L’agricoltura italiana non è in vendita». Aggiungiamo noi: e quella del Sud, men che meno.

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Redazione
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