Vino italiano, crisi e proposte: il dibattito aperto da Slow Food

25 Settembre 2025 •

redazione

Negli ultimi giorni il mondo del vino è attraversato da un acceso confronto, segnato dal “Manifesto per il vino italiano” promosso dal presidente degli enologi, Riccardo Cotarella. Tra le voci che alimentano il dibattito c’è anche quella di Slow Food, che ha pubblicato un’analisi a firma di Maurizio Gily, agronomo e divulgatore, ponendo al centro tre nodi chiave: produzione di uva, organizzazione delle cantine, promozione e marketing.

Secondo Gily, la gestione caotica dei reimpianti e delle politiche sugli aiuti di Stato ha favorito soprattutto chi specula sul vino sfuso, non chi investe seriamente. Il rischio è che a pagare siano i vigneti collinari, meno produttivi ma di maggiore qualità, spesso presenti anche nelle aree del Mezzogiorno.

Sul fronte produttivo, le cooperative – che in Italia vinificano metà del vino – hanno bisogno di professionalità e aggregazione: “meno serbatoi in acciaio e più laureati”, scrive Gily, per indicare la necessità di un management preparato.

Il terzo fronte è la promozione: i fondi OCM hanno sostenuto l’export, ma la frammentazione delle azioni e gli abusi dei finanziamenti rischiano di vanificarne l’impatto. Mancano figure capaci di innovare e comunicare con competenza, anche rispetto alla promozione del brand Italia e delle singole regioni.

Focus sul Sud

Il quadro tocca da vicino anche la Puglia e le altre regioni del Mezzogiorno, dove il rischio di abbandono delle vigne collinari a favore di quelle di pianura è concreto, con ricadute su qualità e identità territoriale. Proprio in aree come il Salento, l’Irpinia o il Vulture il tema di un cambio di rotta è cruciale per garantire futuro alle denominazioni e alle economie locali.

L’articolo completo è disponibile sul sito di Slow Food.

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