Grano straniero, olio d’importazione, cagliate dal Brennero: l’agroalimentare pugliese sotto assedio
27 Aprile 2026

Coldiretti Puglia denuncia un’invasione silenziosa che vale 3 miliardi di euro e chiede all’Europa etichette obbligatorie su tutti i prodotti alimentari
Ogni giorno, lungo il Passo del Brennero, transitano migliaia di tonnellate di materie prime e semilavorati alimentari diretti verso i mercati e le tavole italiane. Grano, olio, cagliate, cosce di prosciutto, ortofrutta: prodotti che spesso percorrono l’intera filiera trasformativa fino a diventare “Made in Italy” senza che il consumatore possa saperlo. È da questo dato che riparte la mobilitazione di Coldiretti Puglia, con centinaia di agricoltori scesi in campo al Brennero per chiedere una svolta normativa europea sulla trasparenza dell’origine degli alimenti.
I numeri di un fenomeno in crescita
Secondo un’analisi di Coldiretti Puglia su dati Ismea, nel 2025 le importazioni agroalimentari che interessano la Puglia hanno raggiunto i 3 miliardi di euro, segnando un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. Circa la metà di questo volume è rappresentata da cereali — grano in primis — e da olio, due pilastri dell’agricoltura regionale che si trovano così in diretta concorrenza con produzioni straniere immesse sul mercato a prezzi strutturalmente più bassi.
La pressione si estende all’ortofrutta: carciofi egiziani, uva e arance sudafricane occupano spazio sugli scaffali con un’indicazione d’origine spesso opaca, alterando le condizioni di mercato e comprimendo i margini delle aziende locali.
Il caso delle cagliate e la «regola del Brennero»
Emblematico è il settore dei formaggi a pasta filata, comparto nel quale la Puglia — con mozzarella e burrata — gioca un ruolo di primissimo piano. Ogni anno in Italia arrivano circa 150.000 tonnellate di cagliate, il 90% delle quali transita proprio dal Brennero. Una volta filate e confezionate, queste materie prime di origine estera possono comparire sulle etichette come prodotto italiano, in virtù dell’attuale codice doganale europeo che riconosce come determinante il Paese dell’«ultima trasformazione sostanziale».
Dallo stesso valico passa fino all’80% del latte liquido importato — circa 1,1 milioni di tonnellate — e 560.000 tonnellate di prosciutti freschi stranieri, oltre a milioni di tonnellate di grano, patate, olio e derivati del pomodoro.
Le voci dal campo
«La mancanza di trasparenza sull’origine degli alimenti danneggia i produttori pugliesi e inganna i consumatori», afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. «Serve una svolta a livello europeo per garantire etichette chiare e difendere il nostro lavoro».
Sul fronte normativo interviene Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia: «È fondamentale superare le attuali regole del codice doganale che consentono di ‘italianizzare’ prodotti stranieri con una minima lavorazione che li trasformano in Made in Italy».
Una zona grigia ancora irrisolta
Nonostante i progressi ottenuti negli ultimi anni sull’etichettatura d’origine di alcune categorie — come carne, pesce, miele e alcuni prodotti lattiero-caseari — resta priva di indicazione obbligatoria una quota rilevante di alimenti: pane, biscotti, trasformati, piatti pronti e tutto ciò che viene servito nella ristorazione. Una lacuna che alimenta concorrenza sleale a danno di chi produce con metodi tracciabili e nel rispetto degli standard europei più stringenti.
La richiesta di Coldiretti è chiara: etichetta d’origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e riforma del codice doganale, per chiudere definitivamente la porta agli «inganni commerciali» che oggi penalizzano l’agricoltura meridionale.
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