Gasolio agricolo, la Puglia tra le regioni più colpite: Coldiretti porta il caso in Procura
11 Marzo 2026

Il carburante agricolo è aumentato del 35% in pochi giorni. Per le aziende pugliesi il conto potrebbe superare i 25 milioni di euro. Coldiretti chiede l’intervento della magistratura.
Un aumento che non si spiega con il mercato
In pochi giorni, il gasolio agricolo agevolato ha cambiato faccia. Da circa 0,85 euro al litro a valori che in alcune province raggiungono 1,25 euro: un incremento di 40-45 centesimi al litro in meno di una settimana, con i picchi più acuti proprio in Sicilia e in Puglia.
La sproporzione rispetto all’andamento generale del mercato è evidente. Nello stesso periodo, il gasolio per autotrazione ha registrato rincari ben più contenuti, stimati tra i 18 e i 19 centesimi al litro. Un divario che, secondo Coldiretti, non trova giustificazione nelle variazioni dei prezzi internazionali e che lascia ipotizzare condotte speculative su larga scala.
Per questo il presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo hanno firmato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza, chiedendo di accertare eventuali responsabilità per il reato di manovre speculative su merci, previsto dall’articolo 501-bis del codice penale.
Per la Puglia, un conto da 25 milioni di euro
Le imprese agricole pugliesi sono tra le più esposte. Il settore è strutturalmente energivoro: ogni anno consuma circa 0,15 Mtep di energia, prevalentemente sotto forma di gasolio per la meccanizzazione, pari a una forchetta tra gli 80 e i 140 milioni di litri. Un aumento di 30 centesimi al litro si traduce, secondo i calcoli di Coldiretti Puglia, in circa 25 milioni di euro di costi aggiuntivi per le aziende della regione.
Gli effetti pratici rischiano di essere immediati: l’aumento dei prezzi si riflette non solo sulle lavorazioni meccaniche — con il rischio concreto di interruzioni nelle arature nelle zone cerealicole — ma anche sull’irrigazione delle colture, sul riscaldamento di stalle e serre e sulla gestione energetica complessiva delle aziende. Con prezzi a questi livelli, trattori e macchine agricole potrebbero restare fermi nei campi. Analogo rischio per i pescherecci, impossibilitati a uscire dalle banchine.
Lo sfondo internazionale: il petrolio verso i 100 dollari
La crisi del gasolio agricolo va letta sullo sfondo di una fiammata globale dei prezzi dell’energia. Il prezzo del petrolio ha raggiunto 90 dollari al barile, con un balzo del 30% in una sola settimana, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dal conflitto con l’Iran. Gli analisti non escludono un avvicinamento alla soglia dei 100 dollari al barile, scenario che avrebbe ripercussioni pesanti su tutti i comparti produttivi.
In Italia, il Governo sta valutando l’applicazione del meccanismo delle accise mobili, introdotto nel 2007, che consente di ridurre l’accisa fissa sui carburanti rinunciando all’IVA “aggiuntiva” generata dall’aumento stabile dei prezzi. Uno strumento che richiede però un decreto del MEF di concerto con il MASE e la verifica di condizioni specifiche legate all’andamento bimestrale dei prezzi.
La risposta istituzionale pugliese
Sul fronte regionale, una risposta potrebbe arrivare dalla Commissione politiche agricole, coordinata dall’assessore pugliese Francesco Paolicelli, che ha posto all’ordine del giorno l’impatto dei rincari sull’agricoltura. Sul tavolo c’è la possibilità di utilizzare risorse del CSR — Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale — per prevedere ristori a favore di agricoltura e pesca.
Anche il mondo dell’autotrasporto è in allarme. Confartigianato Trasporti Puglia, attraverso il presidente Paolo Pertosa, ha già allertato i Prefetti pugliesi e chiesto un’azione tempestiva del Governo: «Le nostre aziende sono allo stremo e non possono farsi carico di questi extracosti ingiustificati». A livello nazionale, Confartigianato Trasporti e Unatras hanno richiesto un incontro urgente al ministro Salvini per istituire una cabina di regia permanente a tutela della categoria.
Cosa può fare un’impresa agricola oggi
In attesa che le istituzioni trovino una risposta sistemica, gli imprenditori agricoli possono adottare alcune strategie per limitare l’impatto nell’immediato: verificare e attivare le clausole di adeguamento del costo del carburante nei contratti con fornitori e clienti; monitorare i bandi regionali legati al CSR per eventuali misure di ristoro; valutare percorsi di efficienza energetica e diversificazione delle fonti, a partire dall’agrivoltaico e dalle energie rinnovabili integrate in azienda, che nel medio-lungo periodo riducono la dipendenza dal gasolio.
Il gasolio agricolo è un fattore produttivo essenziale e, per ora, non sostituibile. Ma la crisi in corso può diventare anche il momento per accelerare la transizione verso modelli energetici più resilienti — una direzione che le imprese più innovative del Sud stanno già percorrendo.
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