Puglia, il prezzo del latte affossa le stalle: 209 chiusure in cinque anni. Allevatori pronti alla battaglia legale
10 Febbraio 2026

Le organizzazioni agricole compatte: basta con le pratiche sleali. L’assessore Paolicelli convoca i trasformatori mentre crescono le minacce di denunce per le modifiche unilaterali dei contratti
Ogni mattina, quando la Puglia è ancora avvolta nel buio, migliaia di allevatori accendono le luci delle loro stalle. Dalle masserie della Murgia ai pascoli del Gargano, dalla Valle d’Itria al Salento, si rinnova il rito quotidiano della mungitura. Ma oggi, quel gesto che per generazioni ha rappresentato la spina dorsale dell’economia rurale pugliese rischia di diventare un ricordo. I numeri parlano chiaro: dal 2020 al 30 giugno 2025 hanno chiuso in Puglia 209 stalle da latte bovino. Un’emorragia silenziosa che racconta una crisi arrivata al punto di rottura.
Il nodo dei prezzi: quando il Nord diventa un alibi
Al centro della tempesta c’è una cifra: 0,54 euro al litro. A dicembre 2025, il tavolo nazionale del settore lattiero-caseario convocato dal Ministero dell’Agricoltura ha individuato questo prezzo indicativo del latte alla stalla per il Nord Italia. Un riferimento che, nelle intenzioni, dovrebbe orientare le contrattazioni in tutto il Paese. Ma che in Puglia si è trasformato in una mannaia.
“Non sono più accettabili scuse o manovre speculative legate al prezzo del Nord che finiscono per penalizzare chi produce latte di qualità ogni giorno”, afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo. Il punto è che tra Nord e Sud i conti non tornano: in Puglia i costi di produzione sono strutturalmente più elevati – per dimensioni aziendali, costo del lavoro e alimentazione animale – e il prezzo sostenibile per garantire la sopravvivenza delle aziende dovrebbe attestarsi tra 0,58 e 0,59 euro al litro. Una differenza apparentemente minima, ma che sulla pelle degli allevatori diventa insostenibile.
Contratti violati e minacce di azioni legali
La situazione è degenerata nelle ultime settimane, quando diversi trasformatori hanno imposto modifiche unilaterali ai contratti, riducendo i prezzi senza confronto con i produttori. Una pratica vietata dal Decreto Legislativo 198/2021 che recepisce la direttiva europea contro le pratiche sleali, e che ora le organizzazioni agricole sono pronte a portare davanti ai giudici.
“Se domani non si raggiungerà un accordo equo, denunceremo per pratica sleale le aziende responsabili”, avverte Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia, riferendosi al tavolo convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli. Coldiretti Puglia, da parte sua, ha “stigmatizzato con forza ogni modifica unilaterale dei contratti e ogni pratica commerciale sleale lungo la filiera”, mentre ALPAA Puglia, attraverso il presidente Antonio Macchia, ha raccolto l’appello di tanti piccoli produttori denunciando “la realtà di un mercato profondamente sleale, dove il latte d’eccellenza delle nostre terre è costretto a competere con flussi massicci di prodotto anonimo che arrivano dall’estero a prezzi stracciati”.
La concorrenza sleale dal Nord Europa
Dietro il crollo dei prezzi si nasconde anche un’altra verità scomoda: l’importazione massiccia di latte e semilavorati dal Nord Europa, venduti a circa 30 centesimi al litro. Prezzi che non coprono nemmeno lontanamente i costi di produzione pugliesi, ma che alimentano una concorrenza insostenibile per chi rispetta standard di qualità e tutela del lavoro.
“Non si può continuare a barattare il futuro delle nostre stalle con accordi internazionali che favoriscono solo le multinazionali e calpestano chi lavora nel rispetto delle regole”, incalza ALPAA, che chiede con forza alla Commissione Europea di rendere immediatamente esigibile il Piano Straordinario per il settore lattiero-caseario annunciato a Bruxelles.
Le richieste: dalla trasparenza ai marchi territoriali
Di fronte a questa emergenza, le organizzazioni agricole chiedono interventi concreti e immediati. Coldiretti Puglia punta sul rafforzamento della promozione delle produzioni lattiero-casearie DOP e IGP pugliesi e sull’incentivazione del marchio regionale “Prodotti di Qualità Puglia” per i caseifici che utilizzano esclusivamente latte locale. Un modo per garantire trasparenza ai consumatori e dare valore alla produzione territoriale.
“Le imprese zootecniche non possono continuare a lavorare con margini azzerati o addirittura in perdita”, insiste Cavallo. “Serve un vero patto di filiera con contratti chiari, prezzi giusti e tutele concrete.”
L’assessore Paolicelli ha annunciato che al prossimo Tavolo latte saranno convocati anche i trasformatori, per garantire il pieno coinvolgimento di tutte le componenti della filiera. Un confronto diretto che potrebbe rappresentare l’ultima occasione per evitare un’escalation legale e un’ulteriore desertificazione del territorio.
Come scrive ALPAA: “La pazienza degli allevatori pugliesi, come quella della terra, è profonda ma non infinita”. E oggi, mentre il Paese discute di agricoltura come settore del futuro, migliaia di stalle pugliesi rischiano di spegnere le luci per sempre. Non per rassegnazione, ma per una crisi di mercato che ha dimenticato il valore del lavoro dignitoso e della qualità certificata.
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