Quasi 30mila imprese agricole pugliesi nelle mani di donne e giovani: il nuovo volto della restanza
15 Gennaio 2026 •
redazione

Mentre il mondo parla di fuga dei cervelli e di spopolamento del Sud, in Puglia si sta scrivendo una storia diversa. Sono quasi 30mila le imprese agricole guidate da donne e giovani under 35 che hanno scelto di investire il proprio futuro nei campi, trasformando la campagna pugliese in un laboratorio di innovazione, sostenibilità e nuova imprenditorialità. Non per rassegnazione, ma con un atteggiamento propositivo: è la restanza che prende forma tra filari, frantoi e masserie.
A dare ulteriore slancio a questo fenomeno arriva il nuovo bando Ismea, con la fase di pre-convalida aperta fino al 27 febbraio 2026 e quella di convalida attiva dal 17 al 27 febbraio 2026. I contributi – fino a 1,5 milioni di euro – sono destinati a chi subentra nella conduzione di un’azienda agricola attiva da almeno due anni e presenta progetti di sviluppo concreti. Un’opportunità pensata per giovani tra i 18 e i 41 anni non compiuti e per le donne che vogliono avviare o consolidare un’attività agricola, puntando su competitività e innovazione.
Le donne che trasformano l’agricoltura pugliese
Oltre 23mila aziende agricole condotte da donne in Puglia stanno ridefinendo il settore primario. Non si tratta solo di numeri: il protagonismo femminile si esprime attraverso la multifunzionalità, con attività che vanno dall’allevamento alla trasformazione, dal florovivaismo all’agriturismo, fino all’agricoltura sociale. Gli agriturismi guidati da donne sono cresciuti del 3,7 per cento in un anno, passando da 286 a 305 strutture: un segnale della capacità imprenditoriale femminile di cogliere le opportunità del territorio.
Ma c’è di più. Le aziende al femminile stanno dando vita a progetti che intrecciano produzione e inclusione sociale: fattorie didattiche, agriasili, percorsi di reinserimento lavorativo per donne in difficoltà. La terra diventa così non solo luogo di produzione, ma anche spazio di riscatto e comunità.
Giovani, formati e tecnologici
I giovani imprenditori agricoli pugliesi rappresentano il 15,3 per cento delle aziende biologiche regionali e il 23 per cento opera nel settore zootecnico, spesso con soluzioni green che garantiscono insieme cibo ed energia. Il loro livello di formazione è significativo: il 49,7 per cento possiede un diploma di scuola superiore e il 19,4 per cento una laurea. Sono imprenditori che portano nei campi competenze digitali, propensione all’innovazione e un approccio professionale che fa la differenza.
Le loro aziende hanno dimensioni superiori alla media nazionale – 18,3 ettari contro i 10,7 – e si distinguono per qualità e visione. Il 12 per cento svolge attività connesse, abbracciando il modello di agricoltura multifunzionale: dalla produzione di energie rinnovabili all’agricoltura sociale, progetti che generano valore per l’ambiente e per la collettività.
Restanza e sovranità alimentare
Le crisi degli ultimi anni – dai conflitti internazionali al blocco delle forniture di materie prime, dalla pressione sui costi energetici ai cambiamenti climatici – hanno dimostrato che l’agricoltura è strategica per la sicurezza alimentare e la difesa della sovranità del Paese. In questo contesto, investire su donne e giovani significa rafforzare il futuro del territorio e costruire un’agricoltura più resiliente.
Coldiretti Puglia propone un piano articolato che punti su formazione, semplificazione burocratica, strumenti flessibili di accesso al lavoro e incentivi per investimenti rapidi in innovazione. L’obiettivo è rilanciare l’agricoltura regionale non solo sul piano economico, ma anche sociale e ambientale, valorizzando chi ha scelto di restare e di costruire il proprio futuro qui, in Puglia.
Perché la restanza non è immobilismo: è la scelta consapevole di chi vede nella propria terra non un limite, ma un’opportunità da coltivare.
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