Sicurezza in campo: triplicato il fondo ISI Inail da 90 a 248 milioni di euro
08 Gennaio 2026 •
redazione

I fondi ISI Inail triplicano a 248 milioni di euro per tutta Italia. Una chance per rinnovare il parco macchine anche nelle campagne meridionali, dove i dati sugli infortuni restano critici
I dati Inail gennaio-ottobre 2025 sulla Puglia raccontano una realtà ancora troppo dura: 27 infortuni in più rispetto all’anno precedente (+1,4%), con due vittime mortali che pesano sulle coscienze di un settore che non può più permettersi di rimandare il salto di qualità. È in questo scenario che arriva una risposta concreta a livello nazionale: il bando ISI porta le risorse per l’acquisto di nuovi mezzi agricoli da 90 a 248 milioni di euro, quasi triplicando i fondi disponibili per tutto il territorio italiano.
Non è solo una questione di soldi. È il riconoscimento che la piccola e media impresa agricola – quella che nel Mezzogiorno rappresenta l’ossatura del comparto, con oltre 5mila realtà stimate tra i potenziali beneficiari a livello nazionale – ha bisogno di strumenti reali per innovare. Il coordinamento tra Masaf, Inail, Ismea e Crea ha stanziato 10 milioni di euro dal bilancio Inail 2025 per adeguare i trattori più datati agli standard di sicurezza recenti, installando dispositivi di protezione aggiuntivi su mezzi che ancora circolano nei campi italiani.
Oltre la tecnologia, la cultura
“Quando si affronta il tema della sicurezza non basta richiamare l’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale o i dispositivi più avanzati”, sottolinea Romano Magrini, responsabile lavoro di Coldiretti. “La sicurezza è innanzitutto una questione culturale”. È qui che si gioca la vera partita: costruire una consapevolezza del rischio che parta dalla scuola, entri nei campi e coinvolga tutta la filiera.
In agricoltura, e particolarmente nelle campagne meridionali, le criticità si moltiplicano. L’età media elevata degli operatori, la vetustà dei macchinari, i terreni complessi, l’autonomia gestionale che spesso significa solitudine operativa: sono tutti fattori che aumentano il rischio. I ribaltamenti su pendii, i guasti meccanici, le cadute durante lavorazioni solitarie parlano di un mondo del lavoro che ha bisogno di accompagnamento, non solo di norme.
Formazione come leva strategica
Gli ultimi anni hanno visto investimenti importanti nella formazione, con risultati concreti nella riduzione degli infortuni. Ma serve un’attenzione particolare ai lavoratori dipendenti a tempo determinato e stranieri, spesso esclusi da percorsi formativi nei brevi periodi di assunzione.
Coldiretti è impegnata con piani formativi per RSPP, corsi sull’uso sicuro dei macchinari, consulenze per la valutazione dei rischi. L’EBAN investe risorse nella formazione, molte EBAT forniscono dispositivi di protezione individuale. Ma Magrini è chiaro: “Serve un salto di qualità complessivo. I bandi Inail sono uno strumento importante, ma devono essere più accessibili”.
Le priorità: semplificazione e accessibilità
Tra le priorità c’è una maggiore attenzione alle imprese agricole a conduzione diretta, quelle che incarnano il modello di “restanza” e ritorno alla terra delle nuove generazioni, particolarmente presente nel Sud. La formazione deve essere concreta, efficace, realmente accessibile. Servono piani di comunicazione strutturali e continui, non emergenziali, e la rimozione di ostacoli normativi come il vincolo del “de minimis”, che limita l’utilizzo dei fondi interprofessionali per la formazione obbligatoria in agricoltura.
L’innovazione resta fondamentale per innalzare i livelli di sicurezza, ma deve essere accompagnata da un nuovo patto educativo, economico e sociale. Come conclude Magrini: “Se vogliamo davvero salvare vite, dobbiamo rimettere la sicurezza sul lavoro al centro, con determinazione, umiltà e un impegno costante su informazione e formazione”.
Le risorse nazionali ci sono. Il parco macchine può essere rinnovato anche nelle campagne meridionali. Ora serve trasformare questa opportunità in un cambio di paradigma culturale che faccia della sicurezza non un obbligo, ma una scelta consapevole di chi investe nel futuro dell’agricoltura del Sud.
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